arca - regolamento comunità

 

1
C
omunità
1.1

La comunità terapeutica è una struttura finalizzata all’accoglienza residenziale e alla terapia di tossicodipendenti maggiorenni in gravi difficoltà personali e relazionali, che vivono da anni in rapporto simbiotico e primario con la droga. Ha come scopo non solo l’abbandono permanente dell’uso della sostanza stupefacente ma anche e soprattutto il recupero della propria personalità.

1.2

La comunità non è mista, maschi e femmine seguono l’identico iter terapeutico, ma in strutture diverse.

1.3

La comunità accoglie anche utenti affetti da H.I.V.
L’assistenza sanitaria è garantita dal S.S.N.
Ai soggetti interessati è richiesta l’osservanza del presente regolamento compatibilmente alla loro condizione di salute. La comunità garantisce adeguati interventi di profilassi.

1.4

L’iter comunitario è scandito in fasi diverse che comportano un regime differenziato:
- fase di assestamento
- fase centrale
- fase di rientro

1.5

L’espletamento dell’intero iter comunitario e il passaggio dall’una all’altra fase, non sono automatici: dipendono dal progresso dei singoli ospiti.

1.6

Il progetto terapeutico è personalizzato.

1.7

La fase di rientro è effettuata in struttura residenziale. Ospita ex tossicodipendenti che abbiano terminato con esito positivo le fasi precedenti. Ha come scopo di attuare gradualmente il rientro dell’ospite nella società.

 

 

2
Filtro
2.1

Il filtro inizia con la richiesta volontaria dell’interessato il quale dovrà, preventivamente, aver concordato con il competente Ser.T. il progetto terapeutico che comporti una terapia comunitaria residenziale.
Nel caso di presentazione spontanea, cioè non concordata con il Ser.T. competente, il richiedente verrà informato sul programma comunitario e inviato al Ser.T. per gli adempimenti di competenza.

2.2

L’interessato prenderà contatto con gli educatori del Centro Filtro allo scopo di avere un’idea esatta e completa della vita comunitaria. In pari tempo deve dimostrare una valida motivazione ad abbandonare definitivamente l’uso della droga e a recuperare la sua autentica personalità.

2.3

Il filtro comporta un giudizio sulla motivazione del richiedente mediante un’anamnesi psicodiagnostica e sociale.
Non sono ammessi malati mentali, portatori di psicosi gravi e pazienti in fase terminale di A.I.D.S.

2.4

E’ parte integrante del filtro la presa di contatto con la famiglia dell’interessato.

2.5

Durante la fase di filtro l’utente si impegna a frequentare il centro per incontri settimanali con educatori e psicologi.

2.6

Il richiedente dovrà fornire tutta la documentazione atta a stabilire la sua esatta posizione giudiziaria.
Eventuali spese legali sono a carico dell’utente o della famiglia.

2.7

L’ammissione in comunità è possibile anche per soggetti in regime di affidamento sociale ai servizi.
La comunità non è abilitata all’accoglienza di soggetti agli arresti domiciliari.

2.8

Il filtro è attuabile anche per i soggetti ospitati presso comunità di pronta accoglienza.

 

 

3
Ammissione
3.1

Verificata la motivazione, l’ammissione avviene rigorosamente in base ai posti disponibili e ad una lista d’attesa.
Durante il periodo di attesa, l’utente si impegna a mantenere regolari contatti con gli educatori del Centro Filtro in accordo con il Ser.T. di competenza.

3.2

Con la firma del regolamento l’interessato dichiara la conoscenza del medesimo e si impegna ad osservarlo.

3.3

L’utente dovrà essere in possesso di: documento di identità valido, tessera sanitaria, libretto sanitario, codice fiscale, libretto di lavoro e se disoccupato: iscrizione al collocamento.

3.4

Eventuali altre pratiche amministrative dovranno essere espletate solo nella fase di rientro.

3.5

E’ consigliabile non portare in comunità oggetti di valore. La comunità declina ogni responsabilità in merito .

3.6

Sarà compito del Ser.T. di provenienza fornire : Eventuale disintossicazione - Documentazione relativa a eventuali patologie specifiche - Relazione psico-sociale e medica - Protocollo dei test somministrati - Analisi cliniche necessarie per una vita di comunità - Richiesta scritta di inserimento ex D.M. 19 febbraio 1993.

 

 

4
Sistemazione
4.1

E’ cura della comunità offrire ambienti decorosi e confortevoli.
L’attenzione che l’ospite avrà per gli arredi e gli spazi comunitari è segno di comportamento responsabile.
Eventuali danni dovuti a dolo o colpa grave saranno addebitati ai responsabili.

4.2

L’uso degli ambienti di ritrovo è limitato al tempo libero.

4.3

L’uso della camera è esclusivo per il riposo.
E’ permesso fumare solo in luoghi e tempi determinati, e rigorosamente vietato fumare nelle camere, nei servizi, in cucina.
Gli armadi personali vanno tenuti con ordine e pulizia.

 

 

5
Norme Igieniche
5.1

L’ospite mostrerà rispetto a se e agli altri con accurata e quotidiana igiene personale.
Terrà con cura il vestiario di cui disporrà in misura essenziale.

5.2

La Comunità ospita anche persone potenzialmente portatrici di patologie infettive.
Il comportamento dovrà essere come se tutti fossero in tali condizioni.
Si richiama, quindi, l’attenzione sull’esclusione di qualsiasi contatto che coinvolga sangue e sesso.

5.3

Dopo l’uso: garze, cerotti, assorbenti, guanti sterili e tutto quanto è venuto a contatto con liquidi biologici, dovranno essere depositati negli appositi contenitori di materiale infetto.
Le medicazioni dovranno essere eseguite esclusivamente dal personale addetto e comunque sempre con l’uso dei guanti di lattice contenuti nelle cassette di pronto soccorso.
Ogni luogo di lavoro, svago o qualsivoglia attività è fornito di dell’apposita cassetta di pronto soccorso.

5.4

E’ tassativamente proibito il prestito e lo scambio di indumenti intimi, vestiti, rasoio, biancheria personale e da letto e di altri oggetti di igiene personale.

5.5

L’utente provvederà al lavaggio della propria biancheria intima e personale separata da quella della comunità .

5.6

Prima e dopo l’uso della doccia, disinfettare il box utilizzando l’apposito pulsante luminoso.

5.7

E’ obbligatorio lavarsi le mani dopo l’uso dei servizi igienici.

5.8

E’ obbligatorio sottoporsi alla visita dell’ufficio di igiene di Como allo scopo di ottenere il rilascio del libretto di idoneità sanitaria necessario per l’espletamento del servizio di cucina.
Durante il servizio cucina è obbligatorio l’uso del copricapo e dell’abbigliamento prescritto.

5.9

Le patologie comuni sono gestite dal Servizio medico della comunità.
Le patologie infettive sono gestite dal reparto malattie infettive dell’ospedale civile di Como.

 

 

6
Conduzione
della casa
6.1

E’ compito dei residenti: Pulizia delle camere – Accurata sistemazione del letto - Pulizia dei luoghi comuni (sale, servizi, laboratori) - Accurata manutenzione degli edifici e degli spazi esterni – Servizio di cucina e pranzo - Servizio di lavanderia e stireria degli effetti personali e comunitari.

 

 

7
Orari
7.1

Le diverse fasi dell’iter comunitario comportano regimi ed orari differenziati.

7.2

L’orario stabilito va puntualmente osservato. Le eccezioni all’orario vengono decise dallo staff o comunitariamente.

 

 

8
Lavoro
8.1

Salvo esigenze organizzative o motivi di salute, tutti gli ospiti esercitano una attività lavorativa, differenziata in quantità e qualità secondo le fasi dell’iter terapeutico.

8.2

Particolare attenzione è rivolta alla formazione professionale mediante scuole professionali e di lavoro nei seguenti settori: Florovivaistica (serre e manutenzione del verde) - Edilizia - Idraulica – Impiantistica elettrica - Impiantistica di riscaldamento – Falegnameria - Carpenteria leggera in ferro – Meccanica - Cucito - Oggettistica tessile – Composizione floreale - cartotecnica - campionatura – assemblaggi vari.
La gamma delle attività lavorative è variabile in rapporto alle opportunità.

8.3

Sui luoghi di lavoro utilizzare gli indumenti, gli elmetti di protezione, le scarpe di sicurezza, le mascherine, gli occhiali protettivi, i tamponi otoprotettori, ecc. secondo quanto richiesto dal D.Lgs. 626/94 e attenersi strettamente all’osservanza dei cartelli di sicurezza apposti sui luoghi medesimi.

 

 

9
Attività
culturali
9.1

L’attività culturale è parte integrante della vita comunitaria, e orientata all’approfondimento di temi la cui conoscenza può permettere una presenza critica e cosciente nella società e la maturazione della personalità.

9.2

Strumenti privilegiati saranno: La lettura e il commento di giornali, riviste, libri e opere d’arte - La fruizione di spettacoli teatrali e musicali - Incontri settimanali su argomenti di particolare valore con l’apporto di personale qualificato - L’apprendimento e l’ascolto musicale - La partecipazione a cicli di cineforum - Animazione teatrale - La visita guidata a città d’arte.

9.3

Sarà cura della comunità offrire, eventualmente, il completamento della scuola dell’obbligo.

 

 

10
Attività
sportive
10.1

Lo sport è considerato non solo evasione e ricreazione ma anche nella sua valenza educativa.

10.2

Una attività sportiva settimanale in palestra e con istruttore qualificato è obbligatoria.
Sono inoltre previste uscite di gruppo per l’esercizio di altri sport.
Le attrezzature sportive interne alla comunità (campo di basket/pallavolo, campo di calcio, percorso vita) sono utilizzabili nel tempo libero.

10.3

E’ possibile seguire corsi di avviamento sportivo teorico/pratici in collaborazione con organismi specifici (CAI, Federazione sportive).
Vengono quindi svolti i seguenti corsi: avvicinamento alla montagna - roccia - sci di fondo - sci alpinismo – Kayak - basket - difesa personale.

 

 

11
Psicoterapia
11.1

Mediante la psicoterapia si intende offrire uno strumento di strutturazione della personalità.
Sono previste una o due sedute settimanali di psicoterapia di gruppo in giorni o sere fisse, secondo le diverse fasi dell’iter.
Poiché l’efficacia di tale intervento è condizionata dalla libera accettazione dell’interessato ed essendo, d’altra parte, la psicoterapia organica al programma terapeutico, l’utente dovrà operare la sua scelta prima dell’entrata in comunità.

11.2

Sono possibili sedute individuali in base al programma personalizzato.

11.3

Parte integrante dell’iter terapeutico è il coinvolgimento della famiglia in sedute periodiche di psicoterapia familiare o di coppia.

 

 

12
Verifiche
12.1

Allo scopo di favorire una coscienza critica della sua permanenza nel programma comunitario, l’utente è coinvolto con l’apporto del gruppo, degli psicologi e degli educatori in verifiche periodiche del proprio operato.
Tale verifica è strumento di riesame del proprio vissuto comunitario, dal punto di vista comportamentale e interiore, e di individuazione di obiettivi intermedi d’intervento.

 

 

13
Assemblee
13.1

Le assemblee, formali e non, sono strumento di coinvolgimento nella vita comunitaria; pertanto non debbono ridursi a essere luogo di sole lagnanze o richieste ma sono soprattutto occasione di collaborazione attiva da parte degli ospiti al miglioramento della comunità.
E’ in questa sede che vanno affrontate e risolte le tensioni tra gli ospiti o tra questi e gli operatori.

13.2

L’assemblea di comunità è il luogo privilegiato, anche se non esclusivo, ove si esaminano le difficoltà emerse e le richieste degli ospiti, ma largo spazio verrà dato a proposte atte a rendere più ricca di valori l’esperienza comunitaria.

 

 

14
Tempo libero
14.1

E’ considerato libero il tempo non organizzato comunitariamente.
Esso è regolamentato differentemente secondo le fasi dell’iter comunitario.

14.2

Non è permesso l’uso delle camere durante il tempo libero.

14.3

Alcune serate dalle venti e trenta alle ventitré sono libere. Durante le serate libere è possibile anticipare di un’ora il riposo serale.

14.4

Le iniziative comunitarie hanno la precedenza su qualunque altra utilizzazione del tempo libero.

14.5

Il tempo libero non deve essere un alibi per sciupare tempo o per ritirarsi in un pericoloso isolamento.

 

 

15
Rapporti
con l’esterno
15.1

L’esperienza comunitaria non mira a isolare l’ospite dalla società ma a un suo nuovo e valido inserimento.
I rapporti con l’ambiente esterno, strutturati nel programma personalizzato, non sono esclusi ma graduati in proporzione con la maturazione del soggetto.
Con gli inevitabili limiti posti dalla vita comunitaria, verranno favoriti frequenti e qualificati contatti con l’esterno, in condizioni di sicurezza.

 

 

16
Rapporti
postali,
telefonici,
visite
in comunità
16.1

16.2

I suddetti rapporti sono diversamente regolati nelle fasi dell’iter.

Salvo casi di grave necessità tali rapporti sono esclusi durante la fase di assestamento.

16.3

Dopo la fase di assestamento sono consentiti, di norma, solo con i familiari, salvo casi eccezionali da esaminare con gli educatori della comunità.

16.4

Nell’ipotesi di valido rapporto sentimentale, la persona interessata viene equiparata ai familiari.
Il caso va concordato in sede di filtro.

16.5

Verificato l’adeguamento dell’utente al programma comunitario i familiari potranno concordare con gli educatori della comunità visite periodiche ai figli secondo modalità compatibili con la vita comunitaria.

16.6

Periodi di permanenza dei figli minori in comunità sono possibili in accorto con lo staff e gli Enti competenti.

 

 

17
Uscite
17.1

Si distinguono: uscite comunitarie - di gruppo – individuali. Sono diversamente regolate nelle fasi dell’iter.

17.2

Uscite comunitarie: quando tutta la comunità partecipa ad una attività esterna.
Sono obbligatorie e si svolgono in presenza di educatori.
Di norma hanno una cadenza settimanale.

17.3

Uscite di gruppo: effettuate in piccoli gruppi e in presenza di educatori.

17.4

Uscite individuali: possibili nelle fasi finali dell’iter con o senza educatori.
Scopo di queste è il graduale inserimento nell’ambiente in modo costruttivo e in condizione di sicurezza.
Le uscite sono proporzionate al grado di autocontrollo del soggetto e concordate con gli educatori della comunità.
Per le uscite l’ospite deve sfruttare le opportunità offerte dalla comunità utilizzando soprattutto persone e ambienti conosciuti durante l’iter comunitario.

 

 

18
Sostanze
escluse o
regolamentate
18.1

E’ ovviamente, escluso l’uso anche unico di qualsiasi tipo di droga. L’analisi delle urine è periodica per tutti gli utenti, ma può essere richiesta anche in casi singoli.

18.2

I farmaci sono ammessi solo su prescrizione medica.
Sono escluse, di norma, terapie che richiedono l’uso di psicofarmaci. Chi ne avesse eventualmente bisogno dovrà portare a termine la terapia prima dell’ingresso in comunità.

18.3

Il numero massimo di sigarette è di venti giornaliere, tipo non di lusso, non cedibili.
Essendo il tabacco considerato un genere voluttuario, l’onere delle sigarette, è, di norma a carico della famiglia dell’interessato.

18.4

Sono escluse le bevande alcoliche.

 

 

19
Infrazioni e allontanamento
dalla comunità
19.1

E’ intenzione dell’intervento comunitario instaurare uno spirito di fiducia e di collaborazione tra educatori e utenti.
La lealtà reciproca é fondamentale.
Per queste ragioni le infrazioni hanno una particolare connotazione negativa.

19.2

Eventuali controversie devono essere affrontate e risolte nelle assemblee, formali e informali, di comunità.
Un comportamento di violenza, fisica o verbale, non è compatibile con la vita comunitaria e costituisce causa di espulsione.

19.3

Le espulsioni non ammettono riammissione.

19.4

A scopo terapeutico può essere concordato con il Ser.t. di competenza un allontanamento temporaneo dalla comunità.

19.5

L’uso di sostanze stupefacenti o alcoliche e il tentativo di introdurle in comunità può comportare causa di espulsione.

19.6

La gestione delle infrazioni e dell’allontanamento è decisione dello staff della comunità.
Gli utenti vengono coinvolti in modo adeguato.
L’urgenza viene affrontata dall’educatore responsabile, con riferimento allo staff e agli utenti nel più breve tempo possibile.

 

 

20
Allontanamento volontario
20.1

L’ammissione e la permanenza in comunità è assolutamente volontaria.

20.2

Momenti di demotivazioni sono fisiologici durante l’iter comunitario. In tali circostanze l’utente è particolarmente tentato di abbandonare la comunità: egli è libero di farlo.
Tuttavia, è bene che non prenda decisioni affrettata, dato che, in caso di abbandono, non sarà facilmente riammesso in comunità.
In ogni caso non occorre porre in atto fughe pericolose o nascoste: la volontà dell’utente non verrà minimamente forzata.
Si chiede soltanto un minimo di correttezza avvertendo gli educatori della comunità e la famiglia dell’intenzione di abbandonare il programma.

 

 

21
Riammissione
21.1

Coloro che vengono espulsi dalla comunità o che non superano l’ammissione in prova, non vengono di norma riammessi.

21.2

Richieste di riammissione a seguito di allontanamento volontario verranno valutate tenendo conto : delle circostanze emotive dell’abbandono, del rafforzamento della motivazione, degli effetti della riammissione sulla comunità.

21.3

Le riammissioni saranno gestite dal Centro Filtro sentite le comunità interessate e in accordo con il Ser.t. di competenza.

 

 

22
Diritti civili
e religiosi
22.1

E’ garantito il rispetto dei fondamentali diritti della persona. E’ esclusa ogni forma di coercizione fisica, psichica e morale.

22.2

La comunità è rispettosa delle convinzioni politiche e religiose degli utenti.
L’approfondimento di tematiche di questo tipo rientra nelle attività culturali e non è orientato a influenzare scelte che sono considerate personali e insindacabili.

22.3

E’ garantito l’eventuale soddisfacimento delle esigenze religiose degli utenti.

22.4

E’ garantito l’esercizio del diritto di voto.

 

 

23
Educatori
23.1

Gli educatori prestano opera professionale, godono di formazione permanente e supervisione.
Non vengono assunti soggetti che abbiano avuto esperienze tossicomaniche.
Gli educatori sono affiancati da operatori, obiettori di coscienza in servizio civile sostitutivo e da volontari qualificati.

23.2

Gli educatori di turno rispondono dell’andamento della comunità e decidono in merito.
In caso di urgenza prendono le decisioni necessarie e ne riferiranno al più presto al coordinatore e all’équipe.

 

 

24
Volontari
24.1

Personale volontario, purché seriamente motivato, presta la sua opera in comunità in modo organico e in stretto contatto con lo staff della comunità. L’apporto dei volontari è accentuato nelle fasi finali della comunità.
Ai volontari viene offerto un corso di preparazione e periodici incontri di supervisione.

24.2

Utilizzando le opportunità offerte dai volontari, l’ospite arricchisce le proprie relazioni personali e reperisce ambienti per le uscite.

 

 

25
Durata
25.1

La durata dell’iter comunitario è condizionata dalla positività del risultato che dipende soprattutto dalla corrispondenza degli utenti agli stimoli ricevuti e dalla sua collaborazione.
La collaborazione dell’utente esige il convincimento che la comunità terapeutica è un passaggio, certo molto impegnativo ma necessario, per maturare una personalità diversa da quella indotta dal comportamento tossicomanico.

25.2

Mediamente le fasi terapeutiche comportano una presenza complessiva di circa 24 mesi.
Eventuali prolungamenti dell’iter verranno concordati con il Ser.T. di competenza.

25.3

L’ospite deve essere convinto che il tempo è fattore non unico ma fondamentale per un lavoro di ristrutturazione della personalità.
D’altra parte una permanenza eccessiva in una struttura come la comunità, esigente ma anche protettiva, potrebbe bloccare il processo di crescita autonoma del soggetto che verrà quindi scoraggiato dal rimanere più del necessario.

25.4

La durata delle fasi dell’iter non è fissa, ma in diretto rapporto sia con un minimo di tempo sia con la collaborazione attiva dell’utente.
Di conseguenza una motivazione e una collaborazione insufficiente sono considerate segno di inutilità di una ulteriore permanenza in comunità.

25.5

Per soggetti sieropositivi non terminali che abbiano terminato in maniera positiva l’iter terapeutico, ma le cui condizioni psico/fisiche non permettano un inserimento autonomo, è possibile la permanenza in una apposita struttura se i Ser.t. di competenza accetteranno un programma specifico e i relativi oneri.

 

 

26
Reinserimento
26.1

L’esperienza comunitaria ha come scopo il reinserimento dell’ospite nella società o con il rientro in famiglia o in modo autonomo.
Questa scelta va operata in comunità di rientro onde predisporre per tempo il programma opportuno in collaborazione con il soggetto, la famiglia, il Ser.T. di competenza.

26.2

In ordine al reinserimento abitativo, l’utente che ha terminato con esito positivo il programma comunitario e che alla dimissione sceglie un inserimento autonomo dal proprio nucleo familiare, in attesa del reperimento di una propria abitazione, potrà usufruire di un pensionato Arca a tempo determinato, contribuendo alle spese di gestione.

26.3 In ordine al reinserimento lavorativo, l’utente che abbia terminato con esito positivo il programma comunitario, in attesa dell’acquisizione di una lavoro definitivo, potrà usufruire di un lavoro temporaneo presso cooperative sociali in qualità di lavoratore svantaggiato, compatibilmente ai posti disponibili.
26.4

Il reinserimento in modo adulto, ossia con equilibrio tra atteggiamento critico e inevitabili compromessi, è un momento altrettanto e forse più delicato del momento comunitario.

 

 

27
Famiglia
27.1

Il buon esito dell’esperienza comunitaria è condizionato anche dalla collaborazione della famiglia che non deve delegare alla sola comunità il recupero e il reinserimento dell’ospite.

27.2

La famiglia è quindi considerata parte integrante della terapia comunitaria.
Verrà quindi sollecitata a collaborare fin dal momento del filtro.
Durante l’iter comunitario si impegna a partecipare a incontri periodici con gli educatori e gli psicologi della comunità.

 

 

28
Regime finanziario
della comunità
28.1


28.2

Gli utenti inviati dai Ser.T. di competenza, godono dell’assistenza finanziaria (retta) stabilita dalle norme vigenti.

Le prestazioni offerte dalla comunità (strutture, costi del personale, costi generali e costi gestionali, psicoterapie, attività di socializzazione, corsi professionali, corsi di avviamento sportivo) comportano un onere notevolmente superiore al contributo pubblico (retta).
L’eccedenza viene affrontata mediante forme di autofinanziamento.
Allo scopo la comunità pone in essere attività di lavoro il cui reddito viene destinato alla cassa comune della comunità.

28.3

L’autofinanziamento della comunità è condizione necessaria per mantenere elevata la qualità del programma, ma non deve compromettere lo svolgimento dello stesso e sarà quindi contenuto nei limiti di una ergoterapia.

 

 

29
Regime finanziario
per l’utente
29.1


29.2

 

L’utente impronterà la propria condotta di fronte al denaro rifiutando la moda consumistica.

E’ segno di dignità personale e di responsabilità che l’ospite collabori con il proprio lavoro alle spese che lo riguardano.

 

 

30
Oneri per la
famiglia
30.1

La famiglia deve, di norma, provvedere : al vestiario personale dell’utente nella misura dello stretto necessario - all’onere delle sigarette - a una modesta somma mensile per le spese personali dell’utente (rendicontate) - all’onere di eventuali procedimenti giudiziari (assistenza legale) - all’onere di eventuali terapie sanitarie non coperte dal S.S.N.

 

 

31
Assistenza
sanitaria
31.1

E’ impegno della comunità fornire all’utente una accurata assistenza sanitaria.

31.2

L’assistenza sanitaria è garantita mediante visite ambulatoriali o domiciliari dai medici del Ser.T. di Como o dal medico convenzionato.

31.3

L’assistenza specialistica è garantita dai presidi ospedalieri locali.

 

 

32
Rapporti
con i Ser.T.
32.1 La collaborazione tra la comunità e i Ser.T. è considerata determinante per il buon esito della terapia.
Tale collaborazione comporta: la stesura concordata del programma comunitario - l’invio preventivo della anamnesi clinica e psico/sociale dell’utente - visite periodiche in comunità allo scopo di verificare lo svolgimento dell’iter – fattiva collaborazione nella fase di reinserimento.
32.2

La comunità si impegna a relazionare periodicamente l’andamento del programma ai Ser.t. competenti e a segnalare tempestivamente ogni mutamento e sviluppo del progetto concordato.

 

 

33
Idee di base
33.1

Premesso che la tossicomania comporta nel soggetto alterazioni della personalità, l’esperienza comunitaria si pone come scopo il recupero della personalità autentica. L’abbandono del comportamento tossicomanico è considerato solo come condizione in rapporto allo scopo suddetto.
Ciò comporta che la persona interessata decida l’esperienza comunitaria come libera scelta, prescindendo dai pur comprensibili condizionamento familiari e ambientali.
Tale libertà deve accompagnare tutto l’iter terapeutico.
Se l’utente non è convinto è quindi meglio che interrompa il trattamento.

33.2

Durante l’iter comunitario, l’utente non è considerato soggetto passivo.
E’ anzi precisa volontà della comunità coinvolgerlo attivamente nel programma terapeutico personalizzato.

33.3

La comunità non si pone come ambiente negativo, cioè come solo impedimento al reperimento della droga, ma si pone soprattutto come scuola di vita.
Il tutto in un clima di libertà, tanto maggiore quanto più è presente il senso di responsabilità e la collaborazione dell’utente, e limitata nella indispensabile misura che comporta una realistica conoscenza della tossicomania.